Non tutte le regole
pesano uguale.
Un regolamento europeo obbliga la scuola direttamente. Delle linee guida orientano. Un documento UNESCO ispira ma non obbliga nessuno. Saperli distinguere è il primo strumento per orientarsi.
Chi vuole introdurre l'AI nel proprio progetto didattico si trova davanti una giungla di testi: AI Act, GDPR, legge 132, decreti, linee guida del Ministero, vademecum del Garante, raccomandazioni internazionali. La prima cosa da capire è che non stanno tutti sullo stesso piano.
Due fonti sono vincolanti e scritte da legislatori: l'Unione europea e il Parlamento italiano. Ministero e Garante le traducono in indicazioni operative per le scuole. I documenti internazionali orientano: sono il serbatoio di idee da cui tutti gli altri attingono.
| Livello | Testo principale | Vincola? | Che cosa chiede alla scuola |
|---|---|---|---|
| Unione europea | AI Act (Reg. UE 2024/1689), modificato dal Reg. UE 2026/1744 | Sì, direttamente | Niente riconoscimento delle emozioni in classe; formazione del personale; regole rigorose per l'AI che valuta, dal dicembre 2027 |
| Unione europea | GDPR (Reg. UE 2016/679) | Sì | Base giuridica, informativa, contratti con i fornitori, valutazione d'impatto per i trattamenti a rischio |
| Italia | Legge 132/2025 e decreti attuativi 2026 | Sì | Consenso dei genitori sotto i 14 anni; decisione sempre umana; formazione dei docenti |
| Ministero | Linee guida AI (DM 166/2025); Indicazioni nazionali | Indirizzo per le scuole statali | Progetto in cinque fasi, scelta dei fornitori, privacy, AI come contenuto del curricolo |
| Garante privacy | Vademecum "La scuola a prova di privacy"; ispezioni 2026 | Controlli e sanzioni | Elenco degli strumenti, contratti, valutazioni d'impatto, istruzioni scritte al personale |
| Internazionale | UNESCO, OCSE-Commissione europea, Consiglio d'Europa | No, orientamento | Quadri di competenze, principi etici, diritti dei minori |
Per capireRegolamento o direttiva?
L'Unione europea può legiferare in due modi. La direttiva fissa obiettivi che ogni Stato deve raggiungere con una propria legge. Il regolamento è già legge in tutti gli Stati, identico ovunque, e prevale sulla legge nazionale contraria. AI Act, GDPR e DSA sono regolamenti: una scuola italiana li deve rispettare anche se nessuna legge italiana li richiama.
Per capireLe linee guida del Ministero obbligano?
Non sono legge. Per una scuola statale sono però l'indicazione dell'amministrazione da cui dipende: discostarsene è possibile, ma va motivato. E spesso ripetono obblighi che vengono da norme vere, come il GDPR: quelle parti obbligano comunque. In un'ispezione o in una contestazione, averle seguite è la prova più semplice di aver agito con diligenza.
Che cosa vale già.
Che cosa arriverà.
L'AI Act si applica a tappe. A luglio 2026 l'"Omnibus digitale" europeo ha spostato alcune scadenze: ecco il calendario aggiornato, con le date che contano per la scuola.
Per capireChe cos'è l'Omnibus?
Nel linguaggio legislativo europeo un "omnibus" è un atto che modifica insieme più norme per semplificarle. Quello sull'AI è il Regolamento (UE) 2026/1744, in vigore dal 27 luglio 2026. Ha rinviato le regole sull'alto rischio perché le norme tecniche che servono ai produttori per dimostrarsi conformi non erano pronte, e ha ammorbidito l'obbligo di formazione: da "garantire" a "sostenere" l'alfabetizzazione del personale.
L'AI Act regola l'uso,
non la tecnologia.
Lo stesso software può essere lecito per preparare una lezione e vietato per osservare gli studenti. Le regole cambiano con il rischio che un uso comporta per le persone.
Rischio inaccettabile: vietato
Es.: leggere le emozioni degli studenti
Alto rischio: obblighi rigorosi
Es.: valutare, ammettere, orientare, sorvegliare le prove
Trasparenza: bisogna dichiararlo
Es.: chatbot, immagini e video generati
Rischio minimo: nessun obbligo specifico
Es.: generare esercizi, tradurre, riassumere, correggere l'ortografia
La maggior parte degli usi quotidiani sta nel livello più basso. Restano però sempre le regole sulla privacy (sezione 4).
Per capire"Rischio" non vuol dire probabilità di errore
Nell'AI Act il rischio è la gravità del danno che un uso può causare a salute, sicurezza e diritti delle persone: essere esclusi da un corso, ricevere un voto ingiusto, essere sorvegliati. Per questo lo stesso programma può stare in livelli diversi a seconda di come lo si usa.
Per capireChi è il "deployer"?
Il termine inglese resta anche nella versione italiana ufficiale del regolamento. Indica chi usa un sistema di AI per la propria attività professionale e ne risponde: non chi l'ha costruito (il "fornitore"), ma chi lo adotta. A scuola il deployer è l'istituto, e con lui il docente che usa l'AI per lavoro. Lo studente che la usa a casa per sé non lo è.
Che cosa significa "riconoscere le emozioni".
Per l'AI Act è un sistema che deduce emozioni o intenzioni di una persona a partire dai suoi dati biometrici: il volto, la voce, la postura, i movimenti. Gli esempi della legge: felicità, tristezza, rabbia, sorpresa, disgusto, imbarazzo, vergogna, disprezzo. Non basta rilevare un'espressione ("sta sorridendo"): il divieto scatta quando il sistema ne ricava uno stato d'animo ("è contento", "si annoia").
Perché proprio a scuola? Perché la base scientifica è debole, le emozioni si esprimono in modo diverso da persona a persona, e lo studente non può davvero rifiutare di essere osservato. Il divieto vale dal 2 febbraio 2025, in ogni scuola pubblica o privata, salvo motivi medici o di sicurezza.
| Situazione | Vietata? | Perché |
|---|---|---|
| Webcam che in didattica a distanza misura dal volto quanto gli studenti sono "attenti" o "annoiati" | Sì | Deduce stati emotivi da dati biometrici, a scuola |
| Software di sorveglianza delle prove che segnala lo studente "nervoso" come sospetto | Sì, per quella funzione | Ricava un'emozione dal volto o dalla voce |
| App con cui uno studente autistico si esercita a riconoscere emozioni in immagini | No | Non deduce le emozioni dello studente |
| Dispositivo prescritto per motivi terapeutici | No | Rientra nell'eccezione medica |
| Chatbot che dal testo scritto capisce che lo studente è frustrato | Zona grigia | Il testo non è un dato biometrico, ma è prudente evitarlo |
L'alto rischio: permesso, a condizioni.
Sono "ad alto rischio" i sistemi che decidono l'accesso a un corso, valutano i risultati di apprendimento (anche per orientare il percorso), stabiliscono il livello di istruzione di una persona o sorvegliano le prove. Una piattaforma che assegna voti o un sistema adattivo che decide il percorso di ogni studente rientrano qui; un chatbot che spiega e genera esercizi no.
Quando li adotta, la scuola deve usarli secondo le istruzioni, affidare la sorveglianza a persone competenti, conservare i registri, informare docenti, studenti e famiglie, registrarne l'uso nella banca dati europea e fare una valutazione d'impatto sui diritti fondamentali.
Il rinvio non rende tutto lecito. Già oggi il GDPR vieta le decisioni prese solo da un algoritmo con effetti importanti sulla persona, la legge 132 riserva le decisioni della PA alle persone, e le linee guida MIM escludono che l'AI prenda decisioni valutative. Un voto deciso da una macchina, senza vero controllo del docente, non è ammesso nemmeno ora.
Oggi la regola che conta
di più è il GDPR.
Si applica dal 2018 a qualunque strumento che tratti dati di studenti o personale, ed è la norma su cui il Garante fa ispezioni e sanzioni.
Incollare un testo in un chatbot è un trattamento di dati. Se il testo dice "Marco della 2B ha la dislessia, preparami una verifica", sto trattando un dato personale, e per di più sanitario. La scuola è titolare dei dati: il fornitore dello strumento può trattarli solo con un contratto che dica che cosa ne fa, dove li tiene e se li usa per addestrare i suoi modelli. Le versioni gratuite dei chatbot non hanno nessun contratto con la scuola.
Nel chatbot sì
- Consegne, tracce, materiali didattici propri
- Testi senza nomi né dettagli riconoscibili
- Bisogni descritti in generale: "testo semplificato per un dodicenne con difficoltà di lettura"
- Domande di metodo, di programmazione, di contenuto
Nel chatbot no
- Nomi e cognomi, voti, foto, voci
- Diagnosi, certificazioni, contenuti di PEI e PDP
- Elaborati riconoscibili: un tema sulla propria famiglia resta riconoscibile anche senza nome
- Qualunque dato di studenti in un account personale del docente
Per capireLa valutazione d'impatto (DPIA)
È un'analisi scritta, da fare prima di iniziare un trattamento rischioso: descrive che cosa si fa, verifica che sia necessario, individua i rischi per le persone e le misure per ridurli. Tra i criteri del Garante ci sono le tecnologie innovative e i soggetti vulnerabili, come i minori: per uno strumento di AI che tratta dati di studenti è in pratica sempre necessaria. La sigla viene dall'inglese Data Protection Impact Assessment.
Per capireIl consenso digitale a 14 anni
In Italia un minore può acconsentire da solo ai servizi online dai 14 anni; sotto serve il consenso dei genitori. La legge 132/2025 ha ripreso la stessa soglia per l'accesso alle tecnologie di AI. Attenzione però: per la scuola statale la base giuridica normale non è il consenso, ma il compito di interesse pubblico. Il consenso diventa necessario quando gli studenti usano direttamente uno strumento di AI (sezione 7, zona grigia n. 3).
Per capireDecisioni prese solo da un algoritmo
L'art. 22 del GDPR vieta di sottoporre una persona a una decisione basata unicamente su un trattamento automatizzato, se produce effetti significativi. Un voto finale, una non ammissione o un percorso assegnati da un algoritmo, senza una vera valutazione umana, violano questa regola già oggi.
Attenzione alla sigla DSA: a scuola sono i disturbi specifici dell'apprendimento; nel diritto europeo è il Digital Services Act, il regolamento che obbliga social network e piattaforme a proteggere i minori. Due cose diverse, stessa sigla.
La legge italiana:
sei articoli da conoscere.
La legge 23 settembre 2025, n. 132, è in vigore dal 10 ottobre 2025. L'Italia è stato il primo Paese UE con una legge nazionale generale sull'AI. Non ripete l'AI Act: lo affianca.
I minori di 14 anni
L'accesso alle tecnologie di AI richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Dai 14 ai 18 anni il minore consente da sé, se le informazioni sono chiare.
La PA decide con persone
Nelle amministrazioni pubbliche, scuole statali comprese, l'AI ha funzione "strumentale e di supporto": decisione e responsabilità restano alla persona.
Disabilità e inclusione
Garantito l'accesso ai sistemi di AI alle persone con disabilità; promossi i sistemi che ne migliorano autonomia e inclusione.
Formazione e curricoli
Delega al Governo su alfabetizzazione, formazione all'uso dell'AI e rafforzamento delle competenze STEM e artistiche nei curricoli.
Chi è l'autore?
È protetta solo l'opera frutto del lavoro intellettuale umano. Un tema generato interamente da un chatbot non ha un autore da proteggere.
Il reato di deepfake
Diffondere senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI che causano un danno ingiusto: reclusione da uno a cinque anni (art. 612-quater c.p.).
Il fotomontaggio con l'AI di un compagno in una situazione umiliante, fatto girare nella chat di classe, oggi può essere un reato, oltre che cyberbullismo. È un tema da portare in educazione civica prima che accada.
| Decreto | Materia | Stato al 27 settembre 2026 |
|---|---|---|
| D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160 | AI nelle attività di polizia; responsabilità civile e penale | Pubblicato in GU il 15 settembre, in vigore dal 30 settembre 2026 |
| Decreto su autorità, formazione e lavoro | Poteri di AgID e ACN, sanzioni, formazione di docenti e studenti, 100 milioni contro l'"emergenza educativa" social | Approvato il 4 agosto 2026; pubblicazione attesa entro il 10 ottobre |
Il secondo decreto è quello che tocca di più la scuola: attività sull'uso consapevole dell'AI collegate all'educazione civica, un piano di formazione dei docenti sui rischi di social e piattaforme, un decreto del Ministro sulla formazione iniziale e in servizio. Aggiorneremo questa sezione quando il testo definitivo sarà pubblicato.
Ministero e Garante:
le regole operative.
Le linee guida sull'AI (DM 166 del 9 agosto 2025) sono il riferimento pratico per le scuole statali. Il Garante privacy, dal 2026, controlla anche l'uso dell'AI nelle scuole.
Il principio di partenza delle linee guida è la centralità della persona: l'AI serve gli obiettivi educativi e non prende decisioni pedagogiche, valutative o disciplinari. Ogni progetto segue un percorso in cinque fasi, sotto la responsabilità del dirigente scolastico.
Definire
Obiettivi, destinatari, strumenti del progetto
Pianificare
Analisi dei rischi, privacy, scelta del fornitore
Adottare
Comunicazione strutturata a personale, studenti, famiglie
Monitorare
Cogliere anomalie ed effetti indesiderati
Valutare
Valutazione interna dei risultati
Che cosa chiedere
Contratto sul trattamento dei dati, server nell'UE o garanzie equivalenti, impegno a non addestrare i modelli con i dati degli studenti, certificazioni di sicurezza.
Diritto di non partecipare
Studenti e famiglie possono rifiutare che i loro dati servano ad addestrare sistemi di AI, senza subire discriminazioni.
Progetti sulla mappa
Nell'area riservata "Progetti IA" i dirigenti inseriscono i progetti della scuola in una mappa nazionale.
Dal 2026/27 le nuove Indicazioni nazionali del primo ciclo portano l'informatica dentro tecnologia e matematica: l'AI diventa anche un contenuto da insegnare, non solo uno strumento. La versione italiana del quadro europeo delle competenze digitali (DigComp 3.0) distribuisce l'AI in tutte le aree di competenza.
Il Garante privacy ha inserito l'uso dell'AI nelle scuole nel piano di ispezioni gennaio-luglio 2026. Gli ispettori chiedono l'elenco degli strumenti in uso, i contratti con i fornitori, le valutazioni d'impatto, le istruzioni scritte al personale. Le carenze più frequenti: account personali usati con dati degli studenti, nessuna istruzione scritta, fornitori scelti senza verifiche.
| Caso | Che cosa è successo | La lezione per la scuola |
|---|---|---|
| Replika, 2025 | Sanzione di 5 milioni di euro al chatbot "compagno": nessuna base giuridica, nessuna verifica dell'età | I chatbot di compagnia sono un rischio specifico per gli adolescenti |
| DeepSeek, 2025 | Limitazione urgente del trattamento dei dati degli utenti italiani | Anche un servizio gratuito e popolare può essere bloccato da un giorno all'altro |
| ChatGPT, 2023-2024 | Blocco provvisorio nel 2023; nel 2024 sanzione di 15 milioni, poi sospesa dal Tribunale di Roma | Trasparenza, addestramento e verifica dell'età sono i punti deboli |
Quello che
la legge non dice.
Le norme regolano bene fornitori, dati e sistemi che valutano. Lasciano quasi senza risposta le domande che un docente si pone ogni giorno. Per ciascuna: che cosa c'è, che cosa manca, qual è oggi il comportamento più prudente.
01Compiti, verifiche e integrità
Il diritto d'autore protegge solo l'opera frutto del lavoro umano; le linee guida chiedono di ripensare la valutazione.
Nessuna norma dice quando un elaborato fatto con l'AI è legittimo, né come comportarsi agli esami di Stato.
Regole di classe scritte prima dei compiti; valutare il processo (bozze, scelte, spiegazione orale) oltre al prodotto.
02I rilevatori di testi generati
Nulla di specifico. Usati per sanzionare durante le prove potrebbero diventare "alto rischio" dal 2027.
Qualsiasi indicazione sulla loro affidabilità, che la ricerca considera bassa, specie per chi scrive in una lingua non materna.
Mai come unica prova per un voto o una sanzione.
03Il consenso sotto i 14 anni
La soglia dei 14 anni nella legge 132 e nel Codice privacy.
Come si combina con la base giuridica della scuola; che cosa succede se una famiglia rifiuta; i termini d'uso dei fornitori fissano soglie diverse.
Nel primo ciclo: uso diretto solo con strumenti della scuola, informativa chiara, consenso delle famiglie, attività alternativa per chi non aderisce.
04Gli account personali dei docenti
Il GDPR impone un contratto con chi tratta i dati per conto della scuola.
Una regola su che cosa può fare il docente con i propri strumenti quando prepara lezioni senza dati personali.
Con account personali, solo materiali senza dati personali. Tutto ciò che riguarda studenti passa da strumenti adottati dalla scuola.
05Chi certifica gli strumenti
Obblighi di verifica a carico di ogni scuola; dal 2027 la marcatura CE per l'alto rischio.
Un elenco nazionale di strumenti verificati o un modello comune di valutazione d'impatto.
Lavorare in rete con altre scuole e con il DPO; preferire strumenti già dentro le piattaforme adottate e verificate.
06Sostegno, inclusione e dati sanitari
La legge 132 promuove l'AI per le persone con disabilità; le linee guida la citano per i materiali accessibili.
Qualunque indicazione su PEI, PDP e adattamenti delle verifiche: il campo in cui l'AI aiuta di più e il rischio per i dati è più alto.
Descrivere bisogni, mai persone o diagnosi. Mai incollare parti del PEI o del PDP in strumenti non contrattualizzati. Gli adattamenti li decide il team, non lo strumento.
07La formazione dei docenti
L'AI Act e i decreti italiani annunciano formazione iniziale e in servizio.
Standard, monte ore e risorse certe: quasi tutte le norme sono "senza nuovi oneri".
Documentare la formazione svolta: è la prova che la scuola ha sostenuto l'alfabetizzazione richiesta.
08Libertà di insegnamento
L'art. 33 della Costituzione e il regolamento d'istituto.
Un confine chiaro tra ciò che l'istituto può imporre o vietare sull'AI e ciò che resta scelta del docente.
Regole d'istituto su dati, strumenti e sicurezza; libertà del docente sulle scelte didattiche.
09La transizione fino al 2027
Il rinvio dell'alto rischio al 2 dicembre 2027.
Obblighi specifici per piattaforme adattive e correttori automatici già in uso.
Applicare fin da ora il GDPR e il principio della decisione umana.
10Chatbot "compagni" e uso fuori scuola
Il DSA per le piattaforme, il reato di deepfake, la legge sul cyberbullismo, le sanzioni del Garante.
Indicazioni educative sul rapporto affettivo degli adolescenti con i chatbot di compagnia.
Parlarne in educazione civica e con le famiglie, senza allarmismo e senza ignorarlo.
11Equità e comunicazione alle famiglie
Il principio di equità delle linee guida MIM.
Misure contro il divario tra chi ha versioni a pagamento e chi no; modelli nazionali di informativa sull'AI.
In classe solo strumenti accessibili a tutti; un'informativa breve e chiara, rivista dal DPO.
Le indicazioni di prudenza sono valutazioni di NuovaDidattica.eu, non regole. Servono a lavorare bene finché le norme non arrivano.
Prima di usare l'AI,
poche domande.
Tutte le regole di questa pagina si riducono a due liste di controllo. Puoi spuntarle qui mentre le leggi.
Il docente
La scuola
Sigle e parole,
spiegate una volta per tutte.
Le sigle più usate nella normativa sull'AI e a scuola. Scrivi nel campo per filtrarle.
- ACN
- Agenzia per la cybersicurezza nazionale: vigila sul mercato dell'AI in Italia
- AgID
- Agenzia per l'Italia digitale: autorità che controlla gli enti di certificazione dell'AI
- AI Act
- Regolamento (UE) 2024/1689, la legge europea sull'intelligenza artificiale
- AILit
- Quadro OCSE-Commissione europea sull'alfabetizzazione AI per la scuola (2026)
- Alfabetizzazione AI
- Competenze per usare l'AI in modo informato, conoscendone opportunità e rischi
- Alto rischio
- Uso dell'AI permesso a condizioni rigorose: a scuola, valutare, ammettere, orientare, sorvegliare
- ATA
- Personale amministrativo, tecnico e ausiliario
- Dati biometrici
- Volto, voce, impronte, modo di muoversi: le caratteristiche fisiche di una persona
- Deepfake
- Immagine, audio o video generato con l'AI che sembra autentico
- Deployer
- Chi usa l'AI per lavoro e ne risponde: la scuola, il docente
- DigComp
- Quadro europeo delle competenze digitali dei cittadini (versione 3.0)
- D.Lgs.
- Decreto legislativo: atto del Governo con forza di legge, su delega del Parlamento
- DM
- Decreto ministeriale, firmato da un Ministro
- DPA
- Data Processing Agreement: contratto tra scuola e fornitore sul trattamento dei dati
- DPIA
- Data Protection Impact Assessment: valutazione d'impatto sulla protezione dei dati
- DPO
- Data Protection Officer: responsabile della protezione dei dati della scuola
- DSA
- Digital Services Act, regolamento sui servizi digitali. A scuola anche: disturbi specifici dell'apprendimento
- FRIA
- Fundamental Rights Impact Assessment: valutazione d'impatto sui diritti fondamentali
- Fornitore
- Chi sviluppa un sistema di AI e lo mette sul mercato
- GDPR
- Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali
- GPAI
- General-Purpose AI: modello per finalità generali, come GPT, Gemini, Claude
- GU
- Gazzetta Ufficiale, dove si pubblicano leggi e decreti
- MIM
- Ministero dell'istruzione e del merito
- OCSE
- Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (in inglese OECD)
- Omnibus
- Atto che modifica più norme insieme; quello sull'AI è il Reg. (UE) 2026/1744
- PA
- Pubblica amministrazione: le scuole statali ne fanno parte
- PDP / PEI
- Piano didattico personalizzato / Piano educativo individualizzato
- Profilazione
- Trattamento automatico che valuta rendimento, comportamento o interessi di una persona
- Proctoring
- Sorveglianza, spesso automatica, di chi svolge una prova
- PTOF
- Piano triennale dell'offerta formativa
- Riconoscimento delle emozioni
- AI che deduce stati d'animo da volto o voce: vietata a scuola
- Sorveglianza umana
- Capacità di una persona di capire, correggere o fermare un sistema di AI
- UE
- Unione europea
- UNESCO
- Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura
- Watermark
- Marchio, spesso invisibile, che identifica un contenuto generato dall'AI
- Zona grigia
- Questione che nessuna norma oggi risolve (vedi sezione 7)
Nessuna voce trovata. Il glossario completo è nel paper.
La giungla normativa
dell'AI a scuola.
La guida di studio completa: 14 capitoli, tutte le norme spiegate articolo per articolo, 25 riquadri "Per capire", i glossari di sigle e concetti, le fonti.
Questa pagina è una guida divulgativa, non un parere legale. Le norme sull'AI cambiano spesso: controlla sempre la data di aggiornamento e, per le decisioni della scuola, fai riferimento al DPO dell'istituto. Segnalazioni e correzioni sono benvenute.
Conoscere le regole
per usarla meglio.
Le norme non sono un freno: dicono dove l'AI serve davvero la didattica e dove rischia di sostituirla. Il resto è metodo.